Paura del giudizio

Il timore del giudizio è molto frequente nella vita degli individui. Esso limita l’espressione, la comunicazione, la libertà personale, l’interagire con gli altri. Quando si è in preda di questa paura si teme di dire cose stupide, sbagliate, di essere disapprovati, di non soddisfare le aspettative degli altri, di confrontarci, paura di non saperci esporre, di essere insignificanti, timore delle critiche altrui, del fallimento. Tutte queste paure ci fanno sentire sotto pressione e diventiamo confusi, inefficienti, incapaci, paralizzati. Ci sembra di perdere le proprie abilità, tutto quello che è stato conquistato fino a quel momento scompare. Si evita così, il confronto con chi ci mette o crediamo che ci metta in soggezione: “la paura è un tema centrale nella vita, con cui tutti abbiamo a che fare” Krishnananda 2006. Nella paura del giudizio agisce e contribuisce il senso di vergogna. La vergogna è uno stato interiore in cui siamo convinti che in noi c’è qualche cosa di sbagliato. E’ una sensazione molto diffusa che si prova fin da bambini. La vergogna ha delle “voci” in cui proiettiamo le nostre paure e il giudizio che diamo di noi stessi. “sei inadeguato” “non vai bene” “sei vecchio” ecc. Ci si valuta svalutandosi. Siamo noi che ci giudichiamo. La vergogna genera convinzioni profonde e queste determinano la nostra visione del mondo e il nostro essere dentro. Queste emozioni influenzano la relazione con gli altri attraverso compensazioni: mendicando approvazioni, diventando buffoni, chiudendoci e respingendo gli altri. Queste credenze diventano reali. Ci sentiamo facilmente presi in giro, sminuiti, criticati. Non riusciamo più a difenderci e siamo vulnerabili a “sguardi e sorrisi strani” Sembra addirittura che gli altri ridano di noi. Diamo così potere all’altro e alle parole che vengono dette interpretandole attraverso le lenti della nostra paura del giudizio. Ci identifichiamo con le nostre emozioni Fin da piccoli ci sentiamo dire “sei un bambino timido” oppure “sei sempre arrabbiato” ecc. E’ un linguaggio identificatorio con il quale rinforziamo la nostra identità e il nostro credere di essere in un determinato modo. Noi non siamo quell’emozione. Noi proviamo quell’emozione. Provo rabbia, tristezza, timidezza, paura. Ma non sono la rabbia o la timidezza. Pensare che non sono quell’emozione ma la provo permette di differenziare il nostro valore dalle nostre emozioni. Se io provo rabbia posso decidere di non provarla, reazioni che scegliamo di avere. Se io sono la rabbia non ho “margini di libertà”. Gli stati d’animo si creano dai pensieri che coltiviamo. Siamo noi che diamo vita al nostro pensiero. I nostri pensieri ci appartengono “un emozione è una reazione fisica a un pensiero. Se piangi o arrossisci ecc. è perché prima è giunto un segnale da un centro mentale” (Wayne W.Dyer 2000) Come aiutarci ad alleviare la paura del giudizio? Sostituire la parola fallimento con la parola esperienza. Noi sperimentiamo. Se ci si permette questo ogni esperienza porta con se qualche cosa di positivo da cui possiamo imparare. Non riuscire in qualche cosa non significa fallire come persona, ma non essere riusciti in quella cosa, circoscritta in quell’evento e in quel momento storico della nostra vita. Noi non siamo quella “cosa non riuscita”, questa è un’esperienza non un valore del nostro Sé. Non confondere, dunque, il nostro comportamento con il nostro Sé, le nostre capacità sono caratteristiche che possediamo, non il nostro valore. Se sono “disordinato” “non puntuale” ecc. non vuol dire che valgo nulla. La perfezione non esiste e inseguirla vuol dire ritrovarsi “paralizzati”. La paura di sbagliare è legata all’opinione altrui, lasciare che gli altri si tengano le proprie opinioni. Non dare spazi a pensieri del tipo “se avessi fatto, detto ecc.” non servono a qualche cosa. Pensare e avere l’obiettivo di piacere a tutti è una meta impossibile. Nessuno può piacere a tutti e anche a noi non ci piacciono tutti. Non chiedere continuamente approvazioni “non è vero che è così? Accettare i complimenti o quello che ci viene dato senza sentirsi in dovere di ricambiare. Non lamentarsi. Raccontare agli altri le nostre insoddisfazioni ha l’effetto di stancare e rinforza e prolunga le proprie scontentezze.

Dottoressa Elisabetta D’Angieri

Dal punto di vista emozionale tale paura può essere contrastata e risolta con alcuni Fiori di Bach che aumentano la propria stima, riducono il senso di vergogna e trasformano la paura che si cela dietro il disagio.
Nello specifico solo 3 esempi:
Una delle cause emotive della “paura del giudizio” è rappresentata da un’essenza vibrazionale (o floreale) specifica che riequilibra lo stato d’animo di chi non sopporta le tensioni e per questo può arrivare a rinunciare a tutto ciò non garantisca un risultato sicuro. In questo stato si teme il fallimento, non si vuole rischiare e ciò impedisce alla persona di mettersi in gioco, rinunciando così a colloqui di lavoro, nuovi approcci relazionali e quant’altro richieda il “proporsi in gioco”.
Un’altra delle cause emotive della “paura del giudizio” è rappresentata da un’essenza vibrazionale (o floreale) specifica che riequilibra lo stato d’animo del senso di vergogna profondo, qui inteso in senso lato, che si prova se gli altri ci deridono per una frase detta o per un’azione fatta che vada a scontrarsi con quelle altrui. Il senso di vergogna è un’emozione che solitamente ci si porta dietro sin da piccoli, se si veniva presi in giro o rifiutati; con tale modalità ci si costruisce un’immagine ristretta di sé colpevolizzandosi se il proprio essere non corrisponde agli ideali altrui.
In ultimo, ma di uguale importanza con i primi due stati d’animo vi è un’essenza che trasforma la paura di origine ignota in forza e “protezione”. In questo stato d’animo anche la semplice azione del parlare può diventare complicata, in quanto la persona teme a priori che l’interlocutore non sia interessato a ciò che si sta per esporre, quindi la voce tenderà ad assumere un tono più basso, si perde la lucidità e ci si sente destabilizzati per continuare. È ovvio che se cominciamo a parlare con la presenza di tale stato d’animo e convinzione anche il nostro interlocutore lo percepirà e sarà facile, a questo punto, che la profezia si avveri.
Come sempre ci tengo a sottolineare che ogni essere è unico e irripetibile, dunque questi 3 Fiori suggeriti non devono essere presi come una soluzione, ma come un suggerimento generico a riflettere.

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